L’abito viola..racconto per Aluin
Ciao a tutti…siccome dicono che oggi sia ” Aluin”, ho deciso di farvi omaggio di un mio scritto di circa sei anni fa…un racconto sulla falsa riga di Poe , uno dei miei autori preferiti, che strizza l’occhio ad un certo filone erotico abbastanza patinato.
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L’Abito Viola
Insistentemente, inutilmente, ininterrottamente, squillava il telefono mentre io distesa sul letto, continuavo a fissare il soffitto cercando un volto amichevole tra le macchie di umido.
La porta della mia camera si aprì e velocemente si affacciò mio fratello, quel pestifero goblin di nove anni, urlandomi contro con fare esasperato che una mia amica mi voleva al telefono.
Io rimasi immobile e non risposi continuando a respirare lentamente, assorta nel ricostruire le forme delle macchie di umido sul soffitto.
Solo quando mio fratello, senza neanche guardarmi, sbatté la porta, mi svegliai da quella specie d’incanto…
“Hai bisogno di farti una passeggiata…” disse la voce dall’altro capo della cornetta” Che ne dici di andare a vedere qualche negozio in centro? Ti potresti distrarre…e’ inutile continuare con quel pensiero fisso…”
“Quale ?” risposi con sincera noncuranza.
Ero chiusa in camera da una settimana, mi rifiutavo di mangiare, i miei erano preoccupatissimi, ma io quasi non ricordavo più perché, per quale motivo…
“ Lo so, la delusione, l’umiliazione … però ora non dovresti pensarci più…”
La mia cara amica cercava di consolarmi, le volevo bene.
“In realtà non ci penso più…è solo che mi è rimasta una strana cosa, come una pesantezza, qui, in mezzo al petto…e non mi va molto di uscire.”
Quando hai diciassette anni e sei sinceramente innamorata di qualcuno, lo puoi tenere per te, una settimana, un mese…ma poi la voglia di essere ricambiati, la voglia di ricevere e donare quella tua solitaria felicità, prende il sopravvento!
Così gli scrissi una lettera.
Lo so, non so esprimere bene i miei sentimenti attraverso le parole, ma lui sembrava il tipo giusto, adatto a capire…
Invece, durante la ricreazione, per caso sentii che la stava leggendo in bagno a tutti i suoi amici, commentandola parola per parola con delle battute crudeli che esprimevano il disprezzo che in realtà provava nei miei confronti.
Era una vergogna per lui, che una come me, gli andasse dietro!
Fu in quel momento che presi coscienza, per la prima volta, di quanto ero brutta, stupida ed insignificante.
COME AVEVO POTUTO!
Nel mondo degli adolescenti, quelli come me, non hanno il diritto di amare!
“ Ti aspetto al capolinea dell’espresso alle quattro e mezza” tagliò corto la mia amica.
Così alle quattro in punto ero già lì ad aspettarla, l’ombrello sottobraccio perché minacciava di piovere.
“Sono davvero sfortunata!” le dissi appena arrivò salutandomi con un gran sorriso stampato in faccia,
“anche il tempo mi schifa!”.
Lei fece finta di non sentire e prendendomi sottobraccio, mi trascinò nell’autobus.
“Vedi…” iniziò a dire, “ Credo che dovresti aggiungere qualcosa alla tua frase.”
“Cosa?”le domandai senza energia.
“Un OGGI o un QUESTA VOLTA, del tipo, <>, oppure, <>.
Insomma, la determinazione temporale aiuta !”
“Hai bevuto?” le chiesi con sarcasmo.
“Voglio dire che non sarà mica sempre così nella tua vita, potrebbe succedere qualcosa che non ti aspetti e che potrebbe cambiare tutto…”
”Magari…” pensai, ma certo non ero molto incline all’ottimismo.
Durante il tragitto mi disse che stava organizzando una festa in maschera per carnevale e che naturalmente ero invitata.
“Oggi cercheremo il costume che fa per noi! Saremo favolose!”.
Non ce la facevo, le dissi, non ce la facevo ad essere favolosa, non ce la facevo a partecipare alla sua festa, soprattutto se anche lui era stato invitato.
“Ora basta! “ mi zittì.
“ Devi affrontare le situazioni!”
“ Ma bene! Parli come mia madre!”
Intanto l’autobus era quasi giunto a destinazione e la pioggia aveva iniziato a picchiettare sui suoi vetri lucidi.
Camminavamo in una stradina piena di piccoli negozi d’abiti usati.
Nelle vetrine erano esposte tutte le peggiori stravaganze disegnate, tagliate e cucite nel giro di due, o forse più generazioni.
Quelle cianfrusaglie non riuscivano a sollevarmi il morale, anzi, aumentavano la malinconia nel mio cuore…
Chissà chi aveva indossato quegli stracci vecchi.
Immaginavo la vita della signora che una sera si era presentata chissà dove con quell’abito da sera coperto di paillettes, oppure l’esistenza di colei che usciva per strada con quella bizzarra gonna a fiori, o chi mai aveva indossato quello stranissimo cappello?
Ogni abito una storia, chissà se finita o ancora in corso.
Magari, in questo preciso momento, diretta verso il capolinea!
“Che pensieri cupi…a proposito, come ci sto?”disse la mia amica accostandosi al corpo un lungo e fasciante abito violetto .
“Secondo me starebbe molto meglio a te!” continuò gettandomi contro il vestito “un vero abito da donna fatale!”
Toccai il tessuto.
Era stupendo al tatto, morbido come velluto e lucido come seta !
“Anche se usato costerà davvero una fortuna…”
però mi stava bene….
“Eh si, valorizza proprio le tue forme!
Secondo me, saresti davvero irresistibile…lo faresti morire di rabbia, deve proprio capire cosa si perde!”
Scostai la tendina dello spogliatoio convinta di trovarci dietro la mia amica e pronta a risponderle che non avrebbe capito un bel niente, che io, anche con un abito da regina, ero troppo brutta di mio per brillare…
Ma la mia amica stava frugando in un mucchio di maglie all’altro capo del negozio.
Mi ero autosuggestionata.
Proprio come quando mi ero illusa che anche per lui contassi qualcosa…
Nuovamente sull’autobus, tornando a casa, la mia amica mi chiese se poi avevo comprato quell’abito che avevo provato nel camerino.
“Era bellissimo e, naturalmente, troppo al di sopra delle mie possibilità finanziarie.”
“Un vero peccato!” rispose, “ Guarda, invece, cosa ho comprato io!”
Tirò fuori una calzamaglia nera ed un paio di guanti lunghi “Mi ci vedi vestita da pantera? Roar!”.
Per la prima volta dopo un’intera settimana di muso, risi di gusto, e mi sentii più leggera: dovevo ringraziare la mia cara amica per questo!
Tornata nella mia stanza mi abbandonai sfinita sul letto, gettai le scarpe da una parte, la borsa dall’altra e ricominciai a fissare il soffitto.
Stavolta non pensavo più alle macchie d’umido ma a cosa avrei indossato alla festa.
Niente abito, niente festa!
Non avevo proprio voglia di andarci.
”Non ho trovato niente da mettere…” sembrava la scusa perfetta!
Certo, non potevo deludere così la mia amica che aveva fatto tanto per tirarmi su il morale.
Le dovevo quella risata, non potevo respingere il suo invito entusiasta.
Mi alzai e mi misi a sedere sul bordo del letto.
Fu allora che notai per terra una macchia scura che emanava seducenti bagliori violetti…non poteva essere!
Accostai una mano tremante e le dita toccarono il tessuto morbido e vellutato, la leggera consistenza della stoffa di quel vestito magnifico.
Che ci faceva nella mia stanza!
Ero forse divenuta cleptomane?
Quasi come se la mia mano fosse una specie di calamita, l’abito vi rimase appoggiato appena la ritrassi.
mostrandosi ai miei occhi in tutto il suo splendore.
“ Sarai un’affascinante ammaliatrice!”
Di nuovo quella voce che sussurrava, ma nella camera non c’era nessun altro a parte me.
Per organizzare quella festa la mia instancabile amica ce l’aveva messa tutta ed il risultato era eccellente.
Nell’antico cortile del palazzo dove abitava, tutto addobbato con lampioncini colorati, aveva sistemato due grandi tavoli sopra ai quali facevano bella mostra un gran numero di bevande e pietanze.
Certo, decidere di fare la festa all’aperto era stata una scommessa dal momento che avrebbe potuto piovere da un momento all’altro!
Fortunatamente quella sera il cielo era terso ed anche se l’aria era pungente, ai due lati di una fontana erano stati sistemati due grandi bracieri che riscaldavano l’ambiente.
Il cortile era gremito di giovani mascherati.
Non c’erano soltanto i ragazzi della scuola ma anche altra gente che non avevo mai visto prima.
Appena misi piede nel cortile sentii tutti i loro occhi addosso.
Ecco, lo sapevo, erano tutti pronti a giudicarmi e a canzonarmi….
La mia amica vestita da pantera mi si avvicinò sorridente.
“ Sei incantevole! Perché mi hai detto che non lo avevi comprato! Volevi farci una sorpresa..?”
Non sapevo cosa rispondere, ero davvero imbarazzata ma anche felice.
Per la prima volta ero ammirata dagli altri, non derisa.
Tutte le ragazze si complimentavano con me e mi chiedevano dove mai avessi comprato quell’abito.
I ragazzi mi lanciavano occhiate piene di desiderio che accrescevano la mia autostima ed anche il mio orgoglio, la mia vanità!
Mi sentivo esaltata.
Chissà dov’era quel bastardo!
Così cominciai a guardarmi attorno.
Lo trovai nascosto dietro ad una colonna abbracciato con una piccola sconosciuta vestita da pappagallino verde.
“Buona sera, come va?”
Non avevo più alcuna soggezione di fronte a lui, mi sentivo dannatamente sfrontata e ciò mi rendeva immensamente euforica.
“ Non mi presenti la tua nuova amica?”, gli chiesi e lui mi guardò dapprima imbarazzato poi l’imbarazzo si trasformò in un’espressione tra l’imbambolato e lo stupito.
Lei se ne accorse e fu con gran divertimento che notai l’espressione stizzita del suo patetico faccino.
“Siete davvero noiosi…mi avete stancato!” e senza dire più niente mi voltai e me ne andai lasciandoli entrambi immobili nel loro angolino .
Mi sentivo irresistibile e senza scrupoli.
Bevevo a più non posso ma nonostante questo credevo di essere sempre più sobria e ridevo sonoramente ammiccando a tutti i ragazzi che mi ciondolavano attorno.
Sentivo su di me le ire delle altre ragazze.
Pazienza, fanciulle! Ora tocca a me!
Quante volte sono rimasta in un angolino a guardare le vostre conquiste .
La mia amica si avvicinò.
“ Vedo che ti sei ripresa, menomale!”
Mi prese per un braccio e mi condusse in un angolo nascosto del cortile.
“ Ma cosa ti succede, cosa hai preso….sei ubriaca?” mi chiese ed il suo tono di voce era radicalmente cambiato, sembrava stizzita anche lei del mio successo.
Le dissi di lasciarmi stare, dopotutto era la prima volta che mi divertivo ad una festa!
“ Non ti riconosco più! Sei, sei diventata come tutte le altre che fanno le oche con i ragazzi, che sono stupidamente esibizioniste! Mi sembri una svampita mentre prima ti reputavo una ragazza intelligente, originale…certo, un po’ cerebrale ma…”.
La scansai con una spinta violenta che quasi non la fece ruzzolare per terra.
“ Non mi fare la predica! Di piuttosto che sei gelosa…ti faceva comodo l’amica brutta e timida, ti faceva comodo per primeggiare dal momento che gli altri ti considerano tutti uno zero assoluto! Anche questa festa…credi che possa cambiare qualcosa? Sono venuti qua solo per mangiare, fumare, ubriacarsi e rimorchiare qualcuna o qualcuno! Non sono qui per te…perché gli sei simpatica…e dopotutto neanche io !”
La mia amica rimase sbigottita di fronte a quella reazione del tutto spropositata.
“ Ma…Allora te ne puoi andare!” disse in tono abbattuto mentre si rialzava lentamente da terra.
Mi voltai e la luce dei bracieri illuminò una parte del mio volto fino a quel momento rimasto in ombra.
La mia amica pose lo sguardo su di me e questo cambiò, da deluso si trasformò in sbigottito prima e terrorizzato poi.
Non riuscivo a capire.
Lei stava per urlare ma quel grido le rimase in gola, riuscì soltanto a dire con un filo di voce “ Chi…cosa sei?”.
Io la guardai con commiserazione, mi voltai del tutto e me n’andai da quella banale festa di ragazzini!
Quella notte, non riuscivo proprio a prendere sonno.
Non era per l’esaltazione che fino a quel momento mi aveva riempita tutta.
Non appena avevo tolto l’abito, mi ero sentita come svuotata ed una strana tristezza mi aveva preso in una morsa stretta ed ossessiva.
Mi rendevo conto solo ora di come ero stata crudele con l’unica amica che avevo al mondo, l’avevo perduta e forse lei era stata l’unica a dirmi la verità…
“ Che cosa sei!”, quella frase continuava a ronzarmi in testa.
Cosa aveva visto sulla mia faccia ?
Appena arrivata a casa, la prima cosa che avevo fatto era stata quella di guardarmi allo specchio del bagno per scorgere cosa ci fosse di tanto mostruoso e terrorizzante sul mio viso.
Magari mi era improvvisamente spuntato un brufolo purulento …
Non vidi nulla, il mio volto era liscio , luminoso, forse un po’ troppo liscio e luminoso…
Avevo quasi l’impressione che i lineamenti stessero per scomparire in un biancore indistinto.
Ma era solo un’impressione, forse dovuta al fatto che mio padre aveva sostituito le luci del bagno con dei faretti al neon.
Ora con la faccia ficcata sotto le coperte, pensavo all’abito viola che avevo appeso ad una stampella dentro l’armadio.
Era come se lo vedessi brillare tra gli altri vestiti…
Spalancai improvvisamente gli occhi.
Buio.
Nella mia stanza era tutto buio ed il silenzio più assoluto era rotto soltanto dal rumore ossessivo di un orologio che batteva le ore.
Non avevo mai sentito fino ad ora quell orologio.
A dire il vero, nella mia stanza non c’era mai stato nessun orologio che batteva le ore a quel modo.
Il battito era come amplificato da un’eco, quasi che la mia stanzetta intima e raccolta si fosse improvvisamente dilatata per divenire un ampio salone di un palazzo antico.
Sentivo freddo e giacevo come su del marmo duro e gelido.
Nessun rumore, neanche quello dell’autobus o delle macchine che correvano sulla strada sotto la mia finestra…
Nessun rumore a parte quei rintocchi che divenivano sempre più assordanti.
Che ora era?
Dannazione! Non riuscivo a trovare l’interruttore della lampada sul mio comodino.
Veramente, non trovavo più neanche il comodino !
Le mie dita tastavano un pavimento duro, liscio e freddo… marmo. Ero davvero distesa sul marmo!
Pensai subito: è un incubo. Uno di quei dannati incubi nei quali sembra tutto vero!
Terrorizzata strinsi le braccia attorno al busto, quasi a volermi confortare, chiudendo forte gli occhi per non vedere più quell’oscurità densa ed inspiegabile.
Speravo che quando avessi riaperto gli occhi, mi sarei trovata nuovamente nella mia cameretta illuminata da un raggio di luna che filtrava attraverso le persiane abbassate.
Ma non fu così.
Di nuovo oscurità e poi un freddo sempre più pungente, come se si fosse aperta improvvisamente una finestra e fosse entrata una folata di vento e neve…ed io, me ne accorgevo solo ora, ero completamente nuda !
Che fine aveva fatto la mia camicia da notte? La mia pelle iniziava a raggelare.
Improvvisamente un fioco bagliore attirò la mia attenzione.
Iniziai a dirigermi verso quella luce flebile come una cieca, tastando con le mani quel marmo ghiacciato.
La luce proveniva da un angolo di quell’ enorme stanza vuota .
Mi avvicinai camminando a quattro zampe nell’oscurità temendo, alla fine, di incontrare qualche ostacolo: una sedia, un mobile qualsiasi…
Nulla .
Arrivai incolume proprio nel mezzo di quella strana luce e mi resi conto che emanava da un armadio simile al mio, con le ante socchiuse.
Lo aprii con foga.
Li avrei sicuramente trovato qualcosa da mettermi dal momento che stavo per morire congelata ed il freddo aveva iniziato a farsi più intenso e pungente che mai.
Ma una volta che ebbi spalancato le ante in legno leggero, mi ritrovai all’interno di una stanza da letto completamente bianca .
Vi erano dei mobili molto antichi, bianchi anch’essi e tutto, dai mobili alle pareti, emanava una specie di luminosità simile al neon.
Anche qui tutto era ghiacciato ed io, guardandomi nella specchiera di una preziosa toilette, mi vidi completamente nuda e tremante con le braccia ancora arpionate attorno al mio petto.
Sembravo tutta bagnata da una specie di sostanza vischiosa e trasparente simile al muco del quale sono coperti i neonati non appena vengono tirati fuori dalla pancia della madre.
Sempre guardando nello specchio, mi accorsi che sul letto c’era qualcosa, qualcosa di scuro ed informe.
Mi avvicinai sospettosa, allungai una mano tremante, toccai il tessuto morbido e sensuale, caldo come un’epidermide viva.
Era il mio vestito viola!
Finalmente qualcosa da indossare anche se poi, era un vestitino alquanto stringato e difficilmente mi avrebbe protetto da quel gelo immenso che sembrava entrarmi nell’anima.
Lo infilai.
Aderiva al mio corpo nudo e bagnato come fosse una seconda pelle. Mi volsi allo specchio della toilette antica.
Anche in quella situazione assurda la mia vanità non veniva meno e mi sentivo irresistibile !
“ Sei meravigliosa! “ di nuovo la voce flebile ed insinuante….
“ Sei bellissima…ti desidero….voglio averti!”e mentre diceva queste parole cresceva divenendo sempre più profonda, carezzevole, ammaliante…
Mi guardavo allo specchio ma ormai non vedevo più niente.
Ero come ipnotizzata e non mi sentivo più padrona del mio corpo, dei miei movimenti.
M’invase un calore…
All’inizio era delizioso, poi divenne insopportabile, soffocante.
Barcollai all’indietro e caddi sul letto quasi priva di coscienza.
Sentivo l’abito che si stringeva sempre più al mio corpo.
Si stringeva e quasi mi carezzava…i seni, i glutei…
Una strana sensazione si insinuava sotto la mia pelle che diveniva di fuoco…piacere allo stato puro, piacere che fino ad allora non avevo mai provato.
L’abito stringeva, si muoveva da se in mezzo alle mie gambe solleticandomi l’intimità, si faceva strada dentro di me, mi stava penetrando… entrava dentro sempre più, insinuandosi tra le mie cosce.
Non riuscivo a resistere.
Non respiravo più, mi sentivo morire di un piacere sconosciuto che si univa al dolore.
Non ero più io, ero divenuta io un oggetto passivo mentre l’abito si muoveva più vivo che mai dandomi sensazioni uniche.
Gridai stringendo con le mani la spalliera del letto .
Era l’abito che mi muoveva, che guidava ogni mio movimento, che mi spingeva a piegare le mie natiche, a flettere il mio busto.
E ad ogni movimento erano carezze ardite ed insistenti ed ondate di piacere che mi assalivano lasciandomi senza fiato.
Mi ritrovai nuovamente nuda, sudata, calda, stesa sul piccolo letto nella mia cameretta di tutti i giorni.
Qualcosa era cambiato, però.
L’armadio era spalancato e l’abito era scomparso, volatilizzato…come se non fosse mai esistito.
Improvvisamente squillò il telefono.
La voce di mio fratello gridò: “ E’ per te! Al telefono! L a tua amica !“
Io mi avvolsi in un asciugamano che presi dal cassetto della biancheria e corsi a chiudermi in bagno.
Aprii l’acqua calda della doccia e gridai: “ Digli di richiamare! Sto facendo la doccia!”
Guardai il mio corpo nudo riflesso nello specchio del mobile per gli accappatoi .
Con entrambe le mani strinsi i seni alzandoli, poi iniziai a carezzarmi l’addome fino ad arrivare al pube.
Ero davvero irresistibile e la mia vanità, oramai, non aveva più freni…


L’abito viola..racconto per Aluin ha detto,
Ottobre 31, 2009 a 5:22 pm
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